23 giugno 2026

La Legge 132/2025 e l'obbligo che riguarda ogni psicologo: dire al cliente che usi l'IA

Da ottobre 2025 c'è una legge dello Stato che ti impone di comunicare al cliente se e come usi l'intelligenza artificiale nel tuo lavoro. Non è una raccomandazione deontologica: è un obbligo. E vale a

La Legge 132/2025 e l'obbligo che riguarda ogni psicologo: dire al cliente che usi l'IA

La maggior parte degli articoli che leggi sull'IA in psicologia ragiona ancora in termini di "dovremmo", "sarebbe opportuno", "il CNOP prima o poi dirà". Questo articolo no. Parte da un dato di fatto: dal 10 ottobre 2025 è in vigore la Legge 23 settembre 2025, n. 132 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025), il primo quadro normativo organico italiano sull'intelligenza artificiale. E uno dei suoi articoli ti riguarda direttamente, oggi.

Cos'è davvero la Legge 132/2025

È la cornice nazionale con cui l'Italia accompagna il Regolamento europeo sull'IA (l'AI Act, Reg. UE 2024/1689). Non sostituisce il regolamento europeo — quello si applica comunque — ma fissa princìpi e regole per lo sviluppo e l'uso dell'IA nel Paese, con un'impronta dichiaratamente antropocentrica: la tecnologia deve restare al servizio della persona, non il contrario. La legge tocca sanità, lavoro, pubblica amministrazione, giustizia, ricerca, e — questo è il punto per noi — le professioni intellettuali.

Molte sue parti dovranno essere completate da decreti attuativi nei prossimi mesi. Ma l'articolo che interessa lo psicologo è già operativo dall'entrata in vigore: l'articolo 13.

L'articolo 13: i due obblighi che ti riguardano

L'articolo 13, dedicato alle professioni intellettuali, stabilisce due cose precise.

Primo: l'IA è solo supporto. L'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale è consentito esclusivamente per attività strumentali e di supporto, "con prevalenza del lavoro intellettuale" del professionista. Tradotto: il pensiero clinico, la valutazione e la decisione devono restare tuoi e prevalenti. L'algoritmo non formula, non valuta, non decide al posto tuo.

Secondo: devi dirlo al cliente. Per garantire il rapporto fiduciario, le informazioni sull'uso dell'IA vanno comunicate al destinatario della prestazione "con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo". Non basta una clausola sepolta in fondo a un modulo. Deve essere comprensibile.

È esattamente la linea che il CNOP ha ribadito nel bollettino del 13 gennaio 2026: l'IA può essere usata solo come supporto strumentale, la responsabilità della prestazione resta sempre del professionista, e l'informativa al cliente è dovuta anche quando l'uso dell'IA è marginale.

Perché per lo psicologo l'asticella è più alta che per altre professioni

Un commercialista che usa l'IA per riordinare un foglio di calcolo e uno psicologo che la usa per sintetizzare materiale clinico non corrono lo stesso rischio. Per tre motivi.

I dati che tratti sono dati sanitari, categoria particolare ai sensi dell'art. 9 del GDPR: il livello di protezione richiesto è il massimo. Il rapporto con il cliente si fonda sulla fiducia e sull'alleanza terapeutica: scoprire dopo, e per caso, che parte del materiale è passata da un sistema automatico è esattamente il tipo di cosa che incrina quella fiducia. E lo stesso CNOP ha chiarito che l'omessa informativa o l'uso improprio dell'IA può configurare una violazione deontologica, e sta affrontando il tema anche nell'ambito della revisione del Codice Deontologico.

In altre parole: qui l'obbligo di legge e il dovere deontologico si sovrappongono. Sbagliare costa due volte.

Cosa deve contenere davvero l'informativa

Il problema pratico non è "se" informare, ma "cosa scrivere". Le esperienze già emerse in altre professioni ordinistiche — i fac-simile circolati tra gli avvocati dopo l'entrata in vigore della legge (qui un'analisi giuridica del modello) — aiutano a capire il livello di dettaglio richiesto. Un'informativa fatta bene risponde a cinque domande:

  1. Uso o no l'IA, e in che misura? Dichiararlo esplicitamente, non genericamente.

  2. Che tipo di strumento è? Conversazionale, di sintesi, di organizzazione del materiale. E soprattutto: opera in un sistema chiuso e dedicato, con una banca dati limitata e controllata, oppure è un servizio generalista online che gira su dati non verificabili?

  3. Dove finiscono i dati? Server in UE o fuori, crittografia, se i dati vengono usati per addestrare modelli, per quanto tempo sono conservati.

  4. A che cosa serve, e a che cosa NON serve. Lo strumento supporta e organizza; non sostituisce la valutazione, l'interpretazione o la decisione clinica.

  5. Di chi è la responsabilità? Resta interamente del professionista, che verifica ogni output prima di farne uso clinico.

Qui, per inciso, lo strumento che scegli cambia quanto è facile compilare l'informativa. Con un servizio generalista pubblico devi spiegare al cliente che i suoi contenuti finiscono in un ambiente non progettato per uso sanitario. Con uno strumento progettato come sistema chiuso e dedicato — per esempio Emovia — diversi di questi campi (sistema controllato, server in Europa, nessun uso dei dati per addestrare modelli, controllo in mano al professionista) si compilano praticamente da soli.

Gli errori da evitare

La formula vaga. "Mi avvalgo di strumenti digitali" non è un'informativa: non dice al cliente cosa succede davvero ai suoi dati e al suo materiale. La legge chiede chiarezza, non un alibi linguistico.

L'informativa fantasma. Far firmare un modulo all'inizio e non parlarne mai più svuota il senso dell'obbligo. La trasparenza è un processo, non una firma.

La sovra-promessa. Non scrivere che lo strumento "è sicuro al 100%" o "non sbaglia mai". Descrivi il meccanismo e i tuoi controlli: è più onesto e più difendibile.

Il fai-da-te sui dati sensibili. Inserire dati identificativi o clinici in un chatbot generalista, anche solo per "farsi aiutare a scrivere", è il rischio che il CNOP segnala in modo esplicito. Nessuna informativa può sanare un trattamento dati fatto su un ambiente sbagliato.

In sintesi

La Legge 132/2025 non ti vieta di usare l'IA. Ti chiede tre cose: che resti uno strumento di supporto, che il giudizio prevalente sia il tuo, e che il cliente lo sappia in modo chiaro. Sono esattamente i princìpi su cui un professionista serio lavorava già — ora hanno il peso di una norma. Metterli per iscritto, una volta, ti mette in regola e rafforza la relazione di cura invece di indebolirla.

Emovia è progettata entro questo perimetro: sistema chiuso e dedicato, server in Europa, nessun uso dei dati per addestrare modelli, controllo sempre in mano al professionista.

Tutti gli articoli

Altri articoli

Come valutare uno strumento IA prima di usarlo con i tuoi pazienti: una checklist per il clinico

11 giu 2026

5 domande che i tuoi pazienti ti faranno sull'IA — e come rispondere

28 mag 2026

IA in ambito DSA: opportunità reale o rumore di fondo?

14 mag 2026